DIVENTARE MAMMA · salute

I Vaccini da fare in gravidanza, proteggere la mamma per proteggere il bambino 

Gravidanza e Vaccini, da sempre convivono di pari passo anche se ancora troppe pochi gestanti sanno quanto sia importante per se stesse e sopratutto per il bambino che si porta nel grembo la vaccinazione. In Italia la percentuale di donne che si vaccinano in gravidanza è ancora troppo bassa, con rischi notevoli per il feto e il neonato, in quanto le  gestanti hanno più possibilità di contrarre malattie infettive rispetto alle loro coetanee non gravide. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, una donna su tre non sa se è protetta contro la rosolia e solo il 41% delle donne ha effettuato il vaccino, ma con grandi differenze tra il Nord e il Sud della Penisola.

Da anni ormai, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha disposto la copertura col vaccino antinfluenzale per le donne nel II e III trimestre di gravidanza. Ma dal 2017, con i nuovi Lea c’è  una grande novità, la raccomandazione a tutte le gestanti, tra le 27 e le 36 settimane di gestazione, sull’immunizzazione dalla pertosse col vaccino trivalente (difterite-tetano-pertosse); questa è una decisione contenuta nel Piano di Prevenzione Vaccinale, pubblicato lo scorso febbraio. Io l’ho fatto recentemente intorno alla 32 settimana senza incorrere in nessun effetto collaterale, ho scelto di vaccinarmi perché ritengo essenziale proteggere il mio futuro neonato da una malattia potenzialmente per lui mortale. Purtroppo tra le mie colleghe “gravide” nessuna conosce questa vaccinazione né tantomeno si è vaccinata o è stata allertata sul problema dal suo ginecologo o medico. Troppa e’ ancora l’ignoranza sul tema.

Ci sono, poi, altre infezioni che, se contratte in gravidanza, possono recare conseguenze, sia per la donna che per il nascituro; non essere protetta contro la rosolia, il morbillo, la parotite (orecchioni), la varicella e l’influenza può essere pericoloso durante la gravidanza.

Il virus della rosolia, infatti, può causare aborti o malformazioni gravi del neonato (malformazione cardiaca, cecità, sordità, ritardo mentale), talvolta anche mortali. Il rischio è particolarmente elevato durante il primo trimestre della gravidanza.

Il morbillo presenta invece un rischio d’aborto spontaneo e di parto di un bambino nato morto o prematuro. Il morbillo non causa malformazioni fetali, ma può mettere in pericolo la vita della futura madre se provoca una polmonite o un‘encefalite.

La parotite può aumentare il rischio d’aborto spontaneo, mentre la varicella provoca nell’adulto e, particolarmente nella donna incinta, complicanze molto più frequenti che nel bambino quali polmonite, superinfezioni batteriche, meningite o encefalite; inoltre durante la prima metà della gravidanza, potrebbe causare delle malformazioni congenite con gravi lesioni della pelle, delle ossa, degli occhi e del cervello.

Infine l’influenza stagionale può comportare delle complicazioni respiratorie gravi, che possono condurre al ricovero in ospedale, soprattutto durante il secondo e terzo trimestre della gravidanza e il primo mese dopo il parto.

Vaccino anti-pertosse 

La pertosse è una malattia estremamente contagiosa, a seguito della quale non si instaura immunità permanente. Quando colpisce nei primi anni di vita, può essere molto grave, e nel primo anno è una delle cause più frequenti di morte, che nel 90% dei casi colpisce neonati fino a tre mesi di vita, (età in cui è possibile somministrare la prima dose di vaccino). Per ridurre l’incidenza dell’infezione nei primi mesi possono essere applicate due strategie. La prima è quella del “bozzolo”, che consiste nel vaccinare tutti coloro che sono a contatto col neonato, ma che ha dato risultati solo parziali. La strategia più adeguata è quella di vaccinare la madre durante la gestazione. Il vaccino non ha effetti collaterali e determina un’adeguata produzione di anticorpi che attraversano la placenta e proteggono il neonato.

La prevenzione delle malattie infettive col vaccino attraverso l’immunizzazione delle donne in gravidanza è una delle più grandi conquiste della sanità pubblica a livello mondiale.

La vaccinazione protegge la madre dall’infezione antepartum, migliora gli outcome della gravidanza e riduce gli esiti fetali, ma soprattutto fornisce immunità (passiva) ai neonati durante i primi vulnerabili sei mesi di vita.

I piccoli nati da madri con bassi livelli di anticorpi specifici presentano a loro volta una ridotta difesa anticorpale, che potrebbe non essere sufficiente per proteggerli contro le infezioni. I livelli anticorpali si riducono inoltre progressivamente dopo la nascita, delimitando la cosiddetta “finestra di vulnerabilità” che si estende fino ai 6 mesi e cioè fino a quando il neonato potrà completare le prime vaccinazioni.

In Italia sta lentamente crescendo negli operatori sanitari la consapevolezza dell’importanza di fornire alle madri e alle famiglie una corretta informazione sui vantaggi delle vaccinazioni in gravidanza contro influenza e pertosse, ma deve essere fatto un ulteriore sforzo da parte di tutti i medici di medicina generale, pediatri, ginecologi e ostetriche per supportare adeguatamente una pratica che ha dimostrato poter avere effetti significativamente positivi sulla salute dei neonati e dei lattanti.

Altro vaccino essenziale durante la gravidanza, e che provvederò a fare la prossima settimana è il vaccino anti influenzale.

Vaccino anti-influenzale 

Anche una banale influenza, se la donna non è vaccinata, può causare conseguenze gravi alla madre e al bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, ritiene le gravide come il più importante tra i gruppi di rischio per i quali è indicata la vaccinazione anti-influenzale, e la raccomanda fortemente in ogni epoca di gravidanza.

La gestante ha un’alterata funzionalità del sistema immunitario e presenta modifiche del sistema cardiocircolatorio e respiratorio che ne aumentano il rischio, non solo di contrarre genericamente l’influenza, ma anche di sviluppare complicanze clinicamente importanti. Il deterioramento delle condizioni materne aumenta inoltre l’incidenza di prematurità e ritardo di crescita intrauterino, mentre la febbre sembra predisporre il feto a sviluppare con maggior frequenza cardiopatie congenite, difetti del tubo neurale e labiopalatoschisi. Infine il lattante, privo di anticorpi protettivi, può contrarre più facilmente forme influenzali anche gravi con maggior tasso di ospedalizzazione, a causa di disidratazione, polmonite e talvolta encefalopatia, e purtroppo anche di morte. La madre vaccinata in gravidanza è invece in grado di trasferire al bambino tassi anticorpali protettivi per tutti i primi sei mesi di vita.

Attualmente non è stato ancora approvato l’utilizzo nei neonati di età inferiore ai 6 mesi di un vaccino antinfluenzale in grado di produrre una efficace risposta immunologica. Questo gruppo di bambini, pertanto, rimane non protetto ed estremamente vulnerabile al rischio di sviluppare gravi malattie.
Gli studi promuovono le vaccinazioni 

Il progetto “Mother’s Gift” di Zaman e colleghi ha dimostrato una riduzione del 63% di influenza con diagnosi certa ed una riduzione del 29% di malattia febbrile nei neonati nati da madri vaccinate, rispetto a quelli nati da madri non vaccinate, con livelli anticorpali protettivi sempre più importanti fino a 20 settimane di vita. Il livello di anticorpi del neonato inoltre può variare anche rispetto al timing della profilassi materna: più alti se la vaccinazione è effettuata nel terzo trimestre di gravidanza rispetto a quella eseguita nel primo o secondo trimestre.


Vaccino anti Mprv 

Come indicato dal Piano Vaccinale, la Sin ribadisce che in previsione di una possibile gravidanza, le donne in età fertile devono assolutamente essere protette da morbillo-parotite- rosolia (MPR) e dalla varicella, dato l’elevato rischio per il nascituro di infezioni contratte durante la gravidanza, specie nelle prime settimane di gestazione, e immunizzate dalla pertosse con il vaccino trivalente (difterite-tetano- pertosse), che può essere somministrato anche tra la 27a e la 36a settimana di gestazione.
Sempre accesa rimane la questione sulla Rosolia, la cui prevenzione comincia in epoca pre-concezionale. Essa infatti è molto pericolosa per l’alto rischio di malformazioni fetali. Il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) non è però indicato nei 9 mesi di gravidanza, poiché composto dallo stesso virus vivo, sebbene attenuato. Tuttavia tutte le donne in età fertile e desiderose di prole dovrebbero eseguire il Rubeo-Test, che individua la presenza di anticorpi; se il risultato fosse negativo, sarebbe meglio vaccinarsi subito. Ma se il risultato è negativo nel corso della gestazione, è possibile per la neo mamma la vaccinazione immediata nel post-partum e prima della dimissione ospedaliera. La protezione vaccinale, e la stessa malattia già avuta precedentemente, offrono una protezione per tutta la vita.

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