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San Valentino tra romanticismo e globalizzazione

Già l’ho scritto in qualche vecchio post, comunque lo ripeto, San Valentino è la festa che tutti amano e che tutti odiano, ma che allo stesso tempo tutti festeggiano. È il mix perfetto e vincente tra romanticismo e globalizzazione, meglio del Natale perché attinge ad un pubblico di fascia maggiore da 5 ai 105 anni. San Valentino e’ il giorno incontrastato di fiori, cioccolatini, gioielli e regali vari da ormai oltre un secolo. Da questa mattina ogni bar, angolo di strada, negozio, semaforo o qualsialtro posto sulla terra si sono trasformati in un tripudio di cuori, fiori e bigliettini tutti rigorosamente rossi. Nulla a che vedere con l’origine della festività. 

Il mito, infatti, e’ di origine cristiana. Valentino era un vescovo cristiano, morto martire e divenuto santo. Nato a Terni nel 176, fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, per ordine diretto dell’imperatore Aureliano. Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata. I due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. La festività fu istituita nel 496 da papa Gelasio I, andando a sostituirsi alla precedente festa pagana delle lupercalia dedicata ai riti di pagani di fertilità del dio Luperco, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana. 

San Valentino, la festa degli innamorati affonda quindi le sue radici nella festa più sfrenata dell’antica Roma, quella della fertilità, famosa per i suoi eccessi e trasgressioni.

Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati ed erano apertamente in contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani.

Ora dell’amore cristiano è rimasto ben poco, la festa è concentrata su cene romantiche e regali preziosi, il tutto a buon rendere delle attività commerciali che vendono e ringraziano, perché in tempi di crisi si rinuncia a tutto ma non alla festa dell’amore.

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