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UN SORRISO DEMODE’

10728797_10205016645560058_2130784769_nOggi voglio condividere una storia d’amore bellissima..l’amore di una figlia per una madre, che prima di tutto è una DONNA.

Negoziante, Imprenditrice, Mamma, Nonna, Amica, Suocera, … ma in fondo sempre Donna. 

Il testo me l’ha spedito una mia amica storica PAOLA GIGLIO. Vulcano di energia e creatività…la persona più solare e generosa che io abbia mai conosciuto.

Una grande artista, una grande donna.

GRAZIE PAOLA!!!

UN SORRISO DEMODE’

E laura non si dava per vinta, non poteva credere che di colpo la sua vita fosse così piatta.

Il sole sorgeva, poi tramontava in un corpo inerte, un animo fermo e impallidito da tanto smog, da tanto chiasso, tanta fatica, forse come diceva sua figlia da troppa vita.

Un anno ormai era passato da quando aveva deciso di riconoscere che il suo negozio demodé con il nascere dei grandi centri commerciali era fallito e con esso anche i suoi tentativi di vederlo crescere.

Un negozio molto standard, niente di eccentrico, niente di vintage, eppure l’atmosfera che si respirava era molto parigina, quasi pittoresca, sospesa nel tempo.  Laura non vendeva abiti. Vendeva sorrisi. Vendeva chiacchere. Regalava speranze. Il suo viso tondo e il sorriso dolce infondevano al cliente una certa fiducia che quasi dispiaceva non comprare.

Anche Laura era demodè. Il suo modo di parlare così’ poco sfrontato, la sua ingenuità perenne non erano in pendant con clienti mal paganti e gente irriverente.  Laura era una donna a cui piaceva lottare contro i mulini a vento e il vento spesso lo generava lei. La foschia era piacevole, il vento alzava la sabbia, la sabbia rendeva ciechi e il mondo sembrava viaggiare in una bolla sospesa nell’aria, una bolla magica.  Né preoccupazioni, ne debiti pesanti, ne giacenze di abiti oversize potevano scalfire quella bolla che continuava a volare la sera, prima di chiudere gli occhi, nella sua mente.

Laura spesso parla delle sue braccia sottili e del suo collo allungato come il risultato dello sforzo fisico che, a soli 10 anni, faceva tirando su pesanti cestini di pane, la mattina, all’alba, nel forno di famiglia. Quel forno presto sarebbe diventato della sorella maggiore Anna, dopo la scomparsa prematura dei suoi genitori.

Scuole abbandonate ma, un sorriso e il dolce profumo del pane si sostituivano ad un istruzione ordinaria e superata proprio come i grandi centri commerciali.

Il profumo delle prime lettere d’amore, il profumo del primo bacio si mescolava lentamente a quello della farina. “La scuola, forse, è stato un bene abbandonarla: la mia insegnante mi costrinse per anni a scrivere con la mano destra…. … …mi divertivo con le mie amiche però… spesso svelavo un piccolo trucco matematico in cambio delle figurine e prima di svelarlo per un attimo ero come un mago, quello dei numeri”.

Più tardi i numeri in rosso sarebbero stati onnipresenti nella sua vita proprio lì sul perimetro di quella bolla elastica e impermeabile.

Il tempo sembrava essere un contenitore da riempire fino strabordare di affetti, di parole e di frastuono. Le giornate militaresche iniziavano alle cinque del mattino, sveglia per lei e suo marito Alberto. Alberto da anni immergeva le sue giornate tra la frutta e le gente del mercato, Laura invece si immerse prima nel profumo dei detersivi, poi del pane, dei salumi, dei giubbini in pelle, delle lenzuola, della frutta e poi finalmente dei suoi abiti demodè. Di serrande, al mattino, ne aveva aperte troppe e tutte differenti.

Il profumo della crostata e dei dolci fatti in casa dopo i primi 4 anni di matrimonio era svanito: il forno a casa non funzionava e i pensieri erano troppi per farlo aggiustare. Mentre Laura correva dividendosi fra mille persone a cui voler bene, a cui non sapeva dire di no, sua figlia sognava una mamma robusta e tradizionale, con il seno grande che faceva ogni giorno dolci. Ma i dolci al massimo si compravano, le merendine, gli snack. Non c’era troppo tempo da dedicarsi e per l’ascolto. Gli angoli delle porte avevano sempre troppa polvere depositata per Laura ed erano pretesto per arrabbiarsi quando la sua bolla magica stava per aprirsi. Tutto doveva essere sotto controllo, lancette per prime.

Il suo matrimonio, figlio di un’idea romantica, sfiorava spesso la sua bolla magica ma rimbalzava, rendendosi un problema lontano, lontano e fiabesco. Viaggiò così per molti anni, fra conti in rosso e richiami bancari, fino a ché un giorno puftè…la bolla scoppiò.

Le batterie dell’orologio si stavano per esaurire, il movimento delle lancette diventò oscillatorio e ridondante e il profumo che ne usci fu quello di bruciato. Una bolla scoppiata e tanto sapone su cui scivolare e lasciarsi andare.

Il cattivo odore si diffuse nelle strade del paese e si infiltrò nelle case della gente che amava mormorare. I capelli di Laura iniziarono a diventare bianchi e la sua voce diventò fioca.

Non mi va di parlare”.

Il mormorio era disturbatore e mal consigliere, ma la proprietaria di un negozio demodè doveva pur far finta di ascoltarlo: la bolla così si richiuse energicamente creando mille altre e il suo matrimonio rinacque dalle macerie. Breccia, polvere e catrame vennero incollati per sopperire a pareti vuote altrimenti disegnati dalla folla.

Erano troppe le bolle e non erano di sapone ma ovatta ben intrisa di amore per la vita. Amore per i suoi nipoti, per suo marito ed il suo passato, amore per le sue sorelle.

Madre, moglie, negoziante, nonna e infine..bambina!

Ora nella sua vita piatta Laura stava riscoprendo il silenzio, stava aprendo la sua bolla e la mattina iniziava a svegliarsi tardi.

Mi sto ammalando non è possibile alzarsi alle 9 del mattino è troppo tardi: avrò qualcosa”.

Le lenzuola bianche volteggiavano nell’aria, il materasso era nudo, la finestra aperta: soffiava un nuovo vento, Il niente. Proveniva dall’est e riecheggiava suoni della ricerca della tradizione indiana. Il vuoto faceva eco e l’eco non era previsto. Mentre le lenzuola si adagiarono lentamente a ricoprire il letto del mattino, un ricordo riaffiorò nella mente della donna: il via vai di gente nella sua abitazione intenta negli acquisti del corredo che vendeva. Quel lenzuolo era rimasto invenduto e Laura aveva pensato di tenerlo per sé.  Quel ricordo, quel “da fare” ora dava fastidio, a confronto della serranda chiusa del suo negozio demodè.

Al silenzio ci si doveva abituare, come alla lontananza delle figlie impegnate a trovare un posto nel mondo via da una cittadina del meridione.  Un giorno e dopo l’altro, le lancette si opposero alla corsa e Laura, compressa dopo compressa, iniziò ad accettare il suo nuovo tempo. Il tempo dei permessi, il tempo di amarsi stava incominciando a farsi strada nella vita di obblighi e affanni.

Nella terra del niente, la mattina ci si alza e si respira profondamente, il corpo si risveglia per il piacere di vedere il sole di una mattina di primavera o sentire la pioggia di un inverno rigido sotto le coperte. Nella terra del niente, tu esisti, ami e in un equilibrio perfetto il piatto della bilancia scompare.

Negoziante, Imprenditrice, Mamma, Nonna, Amica, Suocera, e prima, solo prima ci sei tu: Donna.

Donna preparata alla vita ma non per forza pronta, una Donna che ha imparato anche a dire di “No, oggi non ci sono, oggi non voglio mostrarmi…il mio sorriso demodè lo tengo dentro mé”.

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